Insieme dal 1986

1. Volo, amicizia, e lavoro comune.
La storia di Deltaland è innanzitutto la storia di un gruppo di amici e di conoscenti tenuti assieme dalla passione per il volo libero. Volare in deltaplano o in parapendio: perché farlo? Perché lanciarsi da una collina appesi a qualche filo, affidandosi al vento, cercando di arrivare fino all’atterraggio e, se si è bravi e fortunati, di stare in aria il più a lungo possibile? Sembra che rispondere a questa domanda sia necessario se si vuole capire che cosa sta dietro la nascita e l’esistenza di Deltaland. Ma quando la si porge alle persone che volano, quando si chiede loro “che cosa si prova a volare”, e perché sia importante, si sentiranno molte risposte diverse. Così mi ha riposto Alan Olievieri, attuale presidente di Deltaland, che vola praticamente almeno una volta alla settimana da quando aveva sedici anni: “Per ognuno volare significa una cosa diversa”. E si può capire come questa differenza nel modo di percepire l’esperienza del volo dipenda, per esempio, dal diverso grado di abilità tecnica. Per Alan l’elemento di sfida, con se stessi e con la natura, è centrale: arrivare al decollo in tempo per sfruttare la giornata ottimale, sfidando il sonno e magari la baldoria del giorno prima; entrare nelle termiche migliori e catturare ogni bolla d’aria che ci porti in alto e lontano; battere i propri record, raggiungere le mete che ci siamo ambiziosamente preposti. Alan mi ha confidato di come a volte si riscopra letteralmente a ridere da solo per la felicità mentre è in aria, all’interno di una termica, e sente di salire, girando in tondo in compagnia di un’aquila o di qualche altro grande uccello, finché questi non decide di andare per la sua strada. Ora è chiaro che alcuni di questi elementi possono non essere presenti, per esempio, nell’esperienza di chi vola da minor tempo o di chi ha ambizioni tecniche di diverso tipo. Ma sembra che non facciamo torto a nessuno se ci permettiamo di parlare di alcuni tratti universali del volo libero: la sensazione di libertà che dà il librarsi nell’aria senza dover seguire le tracce di nessuno; il sentirsi sorretti dal vento, il più etereo degli elementi, domandolo e rispettandolo; il senso di comunione con le forze e le creature della natura; il silenzio, la possibilità di stare da soli, raccogliendosi in se stessi e staccando dalla routine della vita quotidiana, guardando il mondo dall’alto, da un’altra prospettiva, con un altro atteggiamento.


Il volo, comunque, non è fatto solo della parte in cui si sta in aria. Bisogna arrivare al decollo, e bisogna atterrare da qualche parte. Questo serve a mettere in luce altri due aspetti della storia di Deltaland. In primo luogo, il volo sembra richiedere intrinsecamente una parte di socialità. Il modo in cui esso combina lo stare da soli e lo stare assieme agli altri è forse una delle ragione per cui la sua pratica risulta così affascinante. Al decollo bisogna andarci con qualcuno che riporti a casa la macchina; e sia al decollo che all’atterraggio si incontrano altre persone. La storia di Deltaland è dunque anche una storia di rapporti umani, di amicizie, di persone provenienti da diversi luoghi e contesti sociali che si incontrano, chiacchierano, si innamorano, condividono idee ed esperienze, si divertono assieme. In secondo luogo, non bisogna dimenticare che per volare si deve disporre, innanzi tutto, di un decollo e di un atterraggio. Ciò può sembrare triviale, ma guardiamoci intorno: case, campi coltivati, fili dell’alta tensione, strade. La terra è un bene prezioso, e non viene lasciata libera per il diletto di un gruppo di sportivi che si divertono ad imitare gli uccelli. E’ per questo che è nato Deltaland: per garantire un contesto reale in cui render possibile l’esercizio della passione per il volo. Deltaland è oggi un’associazione con più di 140 soci che possiede e gestisce, fra le altre cose, la licenza per un campo di decollo e uno dei più grandi e meglio attrezzati campi di atterraggio del Nord Italia. Tutto ciò non si è fatto da solo e non si mantiene da solo. Ripercorrendo il modo in cui Deltaland è stato creato, si assiste ad un fenomeno straordinario: un gruppo di ragazzi e ragazze che si incontrano con perseveranza per costruire qualcosa di comune. Si lavora sodo, soprattutto dopo le cinque del pomeriggio e durante i fine settimana. Ognuno porta dentro la sua esperienza professionale. elettricisti, grafici, marmisti, ingegneri, medici, manager di Aziende muratori, avvocati idraulici, carpentieri, baristi, cuochi, agricoltori, segretari e quant’altro: tutte le persone che gravitano attorno a Deltaland svolgono un lavoro durante la giornata, perché certo con il volo non ci si mantiene; tutti mettono a disposizione la loro abilità, le loro conoscenze e il loro tempo. Per quale motivo? Non certo per denaro o per interesse privato. Ciò che ha mosso e che muove queste persone è l’idea di creare qualcosa di bello e comune l’idea che a volte si possa fare un uso del proprio lavoro che non è diretto al soddisfacimento dei bisogni immediati e privati della vita. È questo che ha reso possibile, in passato, la nascita e l’esistenza di Deltaland; è questo che si ripete tutt’oggi, ogni volta che Deltaland richiede cure, tempo e lavoro.

2. La storia di Deltaland.
Deltaland di certo non è nato dal nulla. Per assistere al processo che ha portato alla sua fondazione, bisogna spostarsi negli ultimi anni Settanta. Un gruppo di ragazzi di Caprino Veronese, non ancora ventenni, vede qualcuno decollare dalle pendici del Monte Baldo a bordo di uno strano attrezzo triangolare, che poi scoprono chiamarsi “deltaplano”. Non si sa bene chi fosse a bordo di quel deltaplano, probabilmente qualcuno venuto dal Nord, dal Trentino o forse dalla Germania. I ragazzi rimangano estasiati: “Quella, pensano, è una grande cosa; una cosa che va fatta”. Fra di loro vi era Patrizio Bronzo, un nome che va nominato fin da subito, perché il suo entusiasmo, la sua passione e la sua determinazione sono stati essenziali per la nascita di Deltaland—anche se, come si è rimarcato sopra, Deltaland non è la creatura di una sola persona, ma di un magnifico sforzo comune. Insomma questi ragazzi di Caprino cominciano ad informarsi; sembra che in Trentino ci sia della gente che vola; c’è anche un’associazione, le “Ali Azzurre del Trentino”; e così il fine settimana si prende l’autostrada della Val d’Adige, e si va ad imparare a volare. Poi si cerca di procurarsi un proprio deltaplano, all’inizio qualcosa di seconda mano, e di importare stabilmente il volo libero sul Monte Baldo.


I primi avventurieri raccolgono velocemente nuovi adepti. Spesso sono fratelli e sorelle, o amici di Caprino che frequentano la stessa compagnia; ma spesso si tratta anche di ragazzi e ragazze provenienti da altri comuni della provincia di Verona. Una cosa è certa: la domenica, c’è qualcosa di meglio da fare che rimanere seduti al bancone del bar. In quella fase, nulla era dato per scontato. Non c’erano convenzioni stabilite, non c’erano istituzioni, tutto andava creato o inventato quasi dal nulla. Il volo stesso, va notato, era qualcosa di molto meno “scontato” di quanto sia oggi. Non voglio dire che il volo libero sia oggi qualcosa di ordinario, come andare in bicicletta; ma è un’idea a cui siamo abituati. Lo vediamo spesso nei film e nelle pubblicità. Oggi il volo libero è uno sport, per quanto peculiare. Nella provincia veronese degli anni Settanta chi osava volare era un acrobata. La maggior parte delle persone non aveva mai visto un deltaplano in vita loro. Già, il deltaplano: per quanto possa sembrare strano, non è un caso che si chiami così. A quei tempi il deltaplano era fatto veramente come un delta, la quarta lettera dell’alfabeto greco.


Gradualmente si esplora il Baldo, per trovare un punto propizio per decollare e per arrivare a un atterraggio sicuro. Ben presto viene selezionato un punto sul versante ovest, facilmente raggiungibile in macchina, a circa 1800 metri di altitudine, nei pressi di una malga di montagna chiamata “Colonei”, che è ancora oggi il decollo ufficiale di Deltaland. Si individua anche un “campo scuola”, un luogo per fare voli brevissimi, privo di pericoli, dove istruire i nuovi arrivati. Lorenzo de Cicco, che tutt’oggi dirige la Scola di Volo di Deltaland, era l’istruttore. Per atterrare, in quel periodo, non cerano ancora grossi problemi. Un campo sgombro da case e ostacoli nella vallata di Caprino in qualche modo si trovava; e se il campo era coltivato, il volo era ancora una cosa così straordinaria che il contadino, invece di arrabbiarsi, si presentava con una bottiglia di vino. Per cercare di auto-finanziarsi il gruppo si muove da una sagra di paese all’altra offrendo “spettacolo” in cambio di un piccolo compenso; si decolla spesso da posti impossibili, e si atterra in spazi ridicoli. Per far un esempio, ci si lancia dallo strapiombo della Rocca di Garda e si atterra nel Lago di Garda. Tutto va sempre bene. Per fortuna, la sorte è si dimostra spesso magnanima con la sconsideratezza e all’audacia della gioventù. Una volta atterrati, si viene accolti come eroi: da bere e da mangiare, ragazze in visibilio, … insomma, una bella festa.


Con il passare degli anni, tuttavia, trovare un atterraggio comincia a farsi più difficile: i contadini, comprensibilmente, cominciano a dare il benvenuto con la forca a pungoli piuttosto che con il fiasco di vino. C’è poi il fatto che questo è un gruppo di amici molto affiatati e ambiziosi: vogliono creare un vero club sportivo, con le proprie infrastrutture, prima fra tutte un campo di atterraggio, dove organizzare grandi eventi sportivi. Questi ragazzi vogliono rendere il volo dal Monte Baldo facilmente praticabile, sicuro, e rinomato. Così inizia la ricerca. Si individuano le zone della pianura di Caprino che possono essere adatte; ognuno si assume l’incarico di cercare, all’interno della zona che gli è stata affidata, qualche proprietario che sia disposto a cedere il proprio fondo a condizioni ragionevoli. Ovviamente servono soldi. Ognuno si prepara all’idea di versare una quota sociale, e cerca di convincere amici e simpatizzanti a fare altrettanto.

3. L’acquisto e la fondazione.
Lorenzo De Cicco e Patrizio Bronzo sono stati due dei principali promotori della fondazione di Deltaland.
Inizialmente però era stato definito solo il progetto di acquisire una area da adibire a sede sociale permanente del volo libero veronese... Occorreva individuare il terreno adatto da acquistare. I costi troppo elevati, e la scarsa disponibilità di appezzamenti di terreno in vendita che dovevano comunque trovarsi a media distanza dalle falde del monte Baldo per essere raggiunti dalla capacità di “efficienza” dei deltaplani rendevano più lunghi del previsto i tempi di realizzazione. Però un giorno Patrizio riferisce di un terreno posto in località Zerevole e Caprino veronese che era stato venduto solo su preliminare e la vendita non era poi mai stata formalizzata davanti al notaio. Si trattava di un “roccolo” per la cacciagione. Il piccolo rustico a due piani che si nota oggi alla sommità della collina di Deltaland era un rifugio dove i cacciatori si nascondevano per colpire gli uccelli. Tutto lo spazio circostante era studiato in modo da attrarre la cacciagione: e la cacciagione è attratta da alberi e siepi. Il fondo, inoltre, si presentava quasi completamente terrazzato con muri a secco—resti, probabilmente, di una fase precedente, in cui veniva adibito ad uso agricolo. In poche parole, ad uno sguardo superficiale, quello non sembrava un luogo molto ospitale per accogliere un campo di atterraggio... Ma Lorenzo De Cicco era certo che potesse comunque essere adatto e per convincere Patrizio gli propose di scendere insieme nell’area con un volo in deltaplano tandem in modo da rendere evidente la funzionalità del luogo anche ad altri piloti ai quali si richiedeva la collaborazione al progetto.
Dopo questa “impresa” sempre più piloti del club Scaligero si convinsero e Lorenzo iniziò a raccogliere le quote di partecipazione della nuova società, che al suo nascere aveva il nome di “Centro Volo Libero”.
Furono raccolti fra gli aspiranti soci azionisti trenta milioni di lire e con quella somma ci si recò dalla signora Sometti, effettiva proprietaria. L’affare fu concluso nel 1986 e il preliminare di vendita, scritto a mano libera da Lorenzo De Cicco, prevedeva che il possesso dell’area fosse immediato a favore delle persone fisiche di Bronzo Patrizio e Lorenzo De Cicco, mentre la effettiva “proprietà” notarile avvenisse in un secondo tempo, una volta costituita legalmente la nascente società. Per consolidare l’affare il padre di Patrizio, Bronzo Emilio, conferì di tasca propria altri trenta milioni di lire. Ma il nome “Centro Volo Libero” non piaceva a nessuno, nemmeno a chi lo aveva scritto e proposto ….. Raffaello Pelanda, uno dei soci fondatori, propose “Deltaland” e il nome fu subito accettato da tutti all’unanimità. Il costo finale del fondo era di 100 milioni, per amore delle cifre tonde. Le quote azionarie avevano un valore stabilito in 1.200.000 lire ciascuna, e oggi sono rimaste invariate secondo il principio di mutualità della coop. e convertite in euro 619,75 ciascuna.

Il 5 Giugno 1986 dinanzi al notaio Buoninconti di Verona fu costituita legalmente la “coop. Deltaland” con i soci fondatori: Bronzo Patrizio, Bronzo Vinicio, Bernardi Fabio, Bonomini Annarosa, De Cicco Lorenzo, Gelio Nicola, Luciolli Giorgio, Magagnotti Francesco, Negri marco, Olivieri Girolamo, Pelanda Raffaello.
. A quel punto Deltaland possedeva un nome, dei soci, ed una proprietà: ciò che rimaneva da fare era…costruire un effettivo campo di atterraggio!

 

Numerosi escavatrici lavorarono a Deltaland per più di un mese. Le macchine furono generosamente fornite da un ditta locale per il movimento terra di Gianni Finotti dove alcuni dei ragazzi membri di Deltaland ( Girolamo Olivieri e Antonio Sandri) lavoravano, in cambio di qualche quota societaria. Furono ovviamene quegli stessi ragazzi a guidare le macchine e a fare il lavoro. Le balze furono eliminate; i sassi furono affondati nel suolo e ricoperti con la poca terra disponibile, in modo da permettere la crescita di un prato omogeneo; fu creata una pista per decollo di deltaplani a motore ed altri piccoli velivoli; si procedette agli allacciamenti per l’approvvigionamento elettrico ed idraulico; fu creato un parcheggio. Solo per dare un’idea del proprio svolto si può ricordare che dove ora viene collocato il bersaglio concentrico per le gare di atterraggio, cresceva allora un gruppo di alti pioppi, circondati da rovi e ammassi di pietre. Con più calma, si è poi proceduto a ristrutturare i due piccoli rustici: nel vecchio “roccolo” si è ricavato una sala per le riunioni dei soci e dello spazio per riparare le attrezzature più delicate; nel piccolo caseggiato adiacente, che un tempo, probabilmente, svolgeva la funzione di stalla dei maiali, si sono ricavati i servizi sanitari e un piccolo bar-cucina. Tutta la zona circostante i caseggiati è stata poi attrezzata per essere trasformata, al momento opportuno, in una struttura adatta a cucinare cibo e servire bevande per centinaia di persone. Gradualmente, Deltaland ha assunto il magnifico aspetto che presenta ai nostri giorni.

4. I primi vent’anni.
Deltaland svolge, si potrebbe dire, due tipi di vita diversi. C’è la vita ordinaria, che dura la maggior parte dell’anno. Ci si ritrova assieme all’atterraggio, specialmente la domenica; si fanno piccole competizioni; si rimane a pranzare assieme; quelli con i capelli che cominciano un pochino ad imbiancarsi, e cha hanno deciso di mettere la testa a posto, portano la loro famiglia per passare una bella giornata all’aperto, dove si possono liberare i marmocchi, lasciandoli a rincorrersi e a rotolarsi senza pericoli. E poi c’è il momento dei grandi eventi. Manifestazioni sportive, trofei, concerti musicali, grande intrattenimento gastronomico. In quei giorni Deltaland si trasforma, popoladosi di centinaia, a volte migliaia di persone.


L’estate, in particolare, è segnata da due grandi occasioni: la “Festa di Deltaland” vera e propria; e il Trofeo Patrizio Bronzo, istituito nel 1991, dopo che Patrizio, purtroppo, è venuto a mancare.



Vale la di rammentare l’Agosto del 1986 quando è stata organizzata l’inaugurazione di Deltaland con il “1° Trofeo Deltaland”. Per l’occasione erano stati invitati oltre al Sindaco del Comune di Caprino, anche gli Assessori Regionali e Provinciale dello Sport e del Turismo, della Comunità Montana, dell’APT nonché il presidente veronese dell’Aeroclub d’Italia e il Presidente della Federazione Italiana di Volo Libero,questo, oltre al prestigio, anche per avere l’autorizzazione alla manifestazione. Infatti in quel periodo il volo libero era ancora fuorilegge e quindi si doveva ricorrere a qualsiasi “ escamoage” per poter organizzare gare di volo.
In effetti Deltaland è stato il primo club, con atterraggio proprio, ad ospitare una gara internazionale di Deltaplano. La star della gara era il campione mondiale in carica, John Pendry, che nell’allenamento è andato a fotografare l’arena di Verona e ritorno ed ha attraversato il Lago di Garda.
Il concerto della sera ha tenuto a battesimo la “ Rudy Blues Band” oggi divenuta la più importante band di blues italiana.

Una manifestazione unica nel mondo del volo libero , durata negli anni e voluta dall’Amministrazione di Garda, è stata una gara in deltaplano con centro in acqua. Il decollo si trovava sulla “Rocca” a 300 m. sul paese di Garda dove era stata costruita dai volonterosi soci di Deltaland, una pedana. I deltaplani erano equipaggiati con gonfiabili di alesaggio per sostenere il delta una volta rocambolescamente “ammarati”. Una squadra di sommozzatori e di motoscafi recuperava i delta dall’acqua. Questa manifestazione si teneva il 15 di Agosto in concomitanza con la festa del patrono di Garda e la gara di centro in deltaplano era abbinata alla gara delle “bisse” ( imbarcazione longilinea , tipica del Lago di Garda;con remata in piedi da parte dei vogatori ) e suddivisa per “ contrade”. La somma del punteggio di centro con il delta e del piazzamento delle “bisse” definiva la contrada vincente.

Nell’Agosto del 1988 viene organizzato un volo notturno “ La notte delle Effemeridi” Questo volo è stato pensato per la bellezza di volare in una notte in cui la luna, al suo plenilunio, fosse l’unica luce a guidare il volo.
Gli appassionati di volo hanno fissato delle torce elettrica all’estremità delle ali e alla coda del delta mentre in atterraggio erano state piazzate delle luci guida a delimitare il campo. La folla che si era riunita quella notte, si è vista arrivare sul campo questi “ Angeli” silenziosi e leggeri accolti da una musica dei Pink Floyd che faceva accapponare la pelle per lo struggimento. La folla era ammutolita, la musica si ricorreva nell’anfiteatro creando un’atmosfera magica.

La prima gara di selezione nazionale di Parapendio si è disputata a Deltaland nel 1992. Questo nuovo attrezzo di volo, il parapendio, uscito dal connubio del paracadute e dall’esperienza del deltaplanofa il suo primo volo il 27 Giugno 1978 con Betemps, Bohn e Bosson ( chiamati i tre “S”) in Francia e nell’1982 c’erano già 500 appassionati muovere i primi passi .. e le prime gare.
Deltaland è stato il primo ad usare il decollo del Trattospino di Malcesine e ad organizzare il trofeo “ Adrenalina” ancora oggi una delle più prestigiose manifestazioni di acrobazia d’Italia. Oggi Deltand ha il vanto di ospitare un gran numero di parapendisti che ogni fine settimana colorano il cielo sopra Caprino.

..e gli sposi? Si. abbiamo avuto Sabrina Bronzo e Fabio Bernardi che si sono sposati in delta. Tutti gli amici di volo vestiti da cerimonia, tutti i delta bardati per l’occasione, la sposa bellissima, lo sposo..innamorato. Prima sono partiti i due sposi, ognuno con il loro delta, affiancato dai due testimoni, poi sono decollati tutti gli altri. All’atterraggio ad aspettarli, un gran folla e gli sposi, appena atterrati hanno inforcato la moto ed andati a sposarsi nella chiesa parrocchiale ( il parroco non ha potuto spostarsi a sposarli sul campo. Che bella festa, che bel matrimonio (dura ancora e ci sono 2 aquilotti che rallegrano il nido).


Guardando indietro a ciò che Deltaland ha fatto finora, c’è un aspetto che vale la pena sottolineare. Se è vero che il volo libero è il suo interesse principale, non è certo il suo interesse esclusivo. Deltaland ha sempre aperto le sue porte al maggior numero possibile di attività sportive e collettive più meno sconnesse con i volo libero. L’idea è che Deltaland è uno spazio comune, che va sfruttato il più possibile per la ricerca della bellezza e del divertimento. In questi anni, si è rivelato una vera e propria risorsa sociale—come è stato riconosciuto dalle varie amministrazioni del Comune di Caprino Veronese, che hanno sempre dimostrato pieno interesse e collaborazione.

Sono state organizzate manifestazioni per la raccolta fondi per “ Medici senza Frontiere, diverse edizioni di Moto - Raduno ed in passato si era ventilato la possibilità di organizzare un Festival del Blues unitamente al Comune di Caprino Veronese, poi abortito, ma ripreso ultimamente con l’evento di “ Verona Rock”

 

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